Tre dispositivi e un cloud: l’identità nel nuovo mondo multi-device

November 23, 2016
Tre dispositivi e un cloud: l’identità nel nuovo mondo multi-device

In questo guest post Charles Barratt, Principal Business Solutions Architect, EMEA EUC Strategic Accounts di VMware, discute di alcune delle principali sfide che le organizzazioni devono affrontare per implementare una soluzione moderna di gestione delle identità

Immaginate la mia routine quotidiana: suona la sveglia, mi alzo e, mentre vado in cucina a bere un caffè, prendo in mano l’iPhone e leggo le mail che ho ricevuto nel corso della notte e, anche se non rispondo, comincio ad analizzarle. Dopo aver accompagnato i miei figli a scuola, prendo in mano il mio iPad e utilizzo il tempo che trascorro sui mezzi pubblici per iniziare a rispondere alle mail. Guardo le mie dashboard di management e accedo alle applicazioni da una serie di fonti diverse. Una volta raggiunto l’ufficio, uso il mio computer portatile per iniziare a lavorare nel modo più tradizionale, utilizzando la tastiera e il mouse. Infine, a fine giornata, i sensori intelligenti in casa rivelano il mio arrivo e fanno in modo che il riscaldamento sia ottimale e che le luci siano accese per darmi il bentornato.

Sono sicuro che tutto questo suona familiare a molti, ma se ci soffermiamo un attimo a riflettere su quante diverse modalità operative ho cambiato nel corso della mia giornata avremo qualche idea della sfida che l’IT aziendale deve affrontare quando si parla di identità.
A partire da solo tre dispositivi ho utilizzato modalità diverse per autenticare l’accesso: dalle impronte digitali al PIN e alla password. Inoltre, ho usato più applicazioni, attraversando molteplici confini di protezione, operato in diverse aree geografiche e creato o aggiornato molteplici set di dati.

Ancora più importante, ho preteso che l’accesso fosse sempre semplice dal punto di vista dell’utente, con una sola identità ma con dati condivisi tra tutte le applicazioni e i dispositivi, con la sicurezza che questi fossero completamente protetti. Moltiplicando tutto questo per le diverse migliaia di lavoratori di un’azienda si capisce facilmente quale opportunità interessante abbiamo di fronte a noi dal punto di vista del cambiamento significativo nella produttività degli utenti.

Eppure, anche il termine ‘identità’ assume una serie di connotazioni diverse a seconda della persona con cui si parla. Per gli utenti indica tipicamente le password, gli userID e la protezione delle identità. Per i dipartimenti IT, può riferirsi al provisioning delle identità, alla gestione delle password, dei login e dei processi legati ad assunzioni, spostamenti o dimissioni.

In realtà l’identità indica molto di più delle semplici credenziali e degli user account, significa garantire la continuità nella connessione degli utenti ai loro contenuti in base al contesto, sfruttando un unico set di credenziali per offrire il single sign on rispetto a qualsiasi numero di costrutti applicativi distribuiti su ogni ambiente, fino ai confini fisici e logici.

In definitiva, si tratta di una sfida importante per qualsiasi organizzazione. Prendiamo, ad esempio, il mondo dell’istruzione: un’università con circa 10.000 studenti in uscita e entrata ogni anno, che rappresentano solo un quarto del numero totale degli utenti. Ogni studente è dotato dei propri dispositivi e si aspetta di essere in grado di accedere e sfruttare i servizi a partire da essi, come fa sui pc e sugli altri device di proprietà dell’università. Per il reparto IT, fornire tutto questo in modo corretto può fare la differenza nell’offrire il miglior percorso universitario possibile agli studenti, ma è un compito tutt’altro che facile e richiede analisi accurate per garantire che i servizi si adattino alle esigenze degli utenti e, allo stesso tempo, siano abbastanza sicuri per resistere ai cyber-attack.

Storicamente, la gestione delle identità si è focalizzata sul tentativo, di successo o meno, di garantire il controllo degli accessi e l’osservanza dei requisiti di conformità. Le soluzioni trovate mischiavano le tecnologie più disparate, integrate a volte in modo artigianale o adottate inadeguatamente. Come ci si potrebbe aspettare, il tutto si è tradotto in un costo di proprietà elevato restituendo in cambio poco valore. Ora è tempo di cambiare questa prospettiva e ripensare l’identità in un nuovo mondo multi-device.

 


 
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