Q&A con Paul Strong: Seconda Parte

March 12, 2015
Q&A con Paul Strong: Seconda Parte

Il Cloud Expo Europe è iniziato e Paul Strong sale oggi sul palco (12 Marzo, Keynote Theatre, 12 pm) per discutere “The Grand Challenge – Simplifying IT to Unleash innovation”. Come sapete dal blog post precedente, lo abbiamo incontrato per chiedergli cosa avrebbe detto nel keynote. Oggi Paul ci spiega perché e come le aziende dovrebbero considerare la semplificazione dell’IT.

1. Con le nuove tecnologie emergenti, credi che l’IT stia diventando più complicato? Quanto può essere semplice semplificarlo? Da dove devono iniziare le aziende?

Sta diventando più complicato? Si e no! Certamente la tecnologia alla base dell’IT è sempre più complessa. Però questa complessità non deve arrivare fino ai consumatori di applicazioni o servizi. Pensate al vostro smartphone. Vi interessa sapere quale processo di scala è stato scelto per fabbricare il processore al suo interno? O quanti core sono stati installati? O quali tipi di antenna include? Probabilmente no! Non vi servono queste informazioni per sfruttare a pieno il dispositivo – ad esempio potete fare e ricevere chiamate e accedere alle applicazioni, senza avere quelle informazioni. Naturalmente esistono geek, me compreso, a cui piace saperlo. Ma il punto è che non è necessario per ottenere il massimo valore dallo smartphone.

Come facciamo a semplificare l’IT? Ci sono due aree fondamentali:

1. Fare della distribuzione indifferenziata dell’IT un servizio, e il problema di qualcun altro. 

2. Separare le applicazioni lasciate aperte, l’infrastruttura e automatizzare la gestione.

Il primo punto significa sfruttare al massimo il cloud e i cloud provider rispetto alle fonti di non-differenziazione dell’IT, ovvero le infrastrutture, piattaforme e software, come un servizio. Poche aziende si stanno differenziando con il possesso di infrastrutture. Questa situazione è dovuta alla consuetudine e perché non ci fidiamo ancora a spostare i nostri dati da qualche parte. Quindi in realtà vogliamo uscire dal business di acquistare software e hardware che non supporta la differenziazione, e vogliamo evitare di assumere eserciti di consulenti per far funzionare il tutto.

Il secondo punto riguarda l’automazione. Se siamo in grado di automatizzare il ciclo di vita di applicazioni e servizi, possiamo distribuirli e gestirli in modo più affidabile, e molto più rapido e conveniente. Automatizzare le applicazioni del portfolio è un lavoro complesso. Da sempre le grandi aziende hanno migliaia di applicazioni. Ciascuna deve essere realizzata o condivisa, progettata, integrata, testata, installata, monitorata, gestita ed è necessario farne il back up. E hai bisogno di persone, processi e strumenti per fare tutto questo. Fondamentalmente non si può scalare. Ma se è possibile separare le applicazioni dall’infrastruttura, e sistemarle in un contenitore (o un piccolo numero di diversi tipi di container), come ad esempio Virtual Machine, Virtual Network o Container Linux, si possono automatizzare i cicli di vita di tale contenitore. Automatizzando il ciclo di vita del contenitore, informatizzi il ciclo di vita di tutte le applicazioni che riesci a sistemare nel contenitore. Questa è la base del Software Defined Data Center (SDDC).

2. Come vedi il mondo del cloud nei prossimi cinque anni? Quale sarà il maggiore cambiamento per l’industria IT?

In generale, il settore IT smetterà di essere una funzione di sostegno per diventare un fattore abilitante. Per anni i CIO hanno avuto bisogno di parlare la lingua del business di cui sono parte. Andando avanti, gli imprenditori dovranno almeno comprendere il ruolo della tecnologia al cuore della loro attività, perché altrimenti si espongono ai rischi.

Mi aspetto enormi disagi a causa dell’asimmetria di cui ho parlato precedentemente. L’accesso alla tecnologia è essenzialmente privo di barriere, significa che la tecnologia può essere utilizzata come arma per guidare lo stravolgimento; può essere un’arma di distruzione di massa, se vogliamo. Il coraggioso utilizzerà la tecnologia per mettere in discussione le ipotesi alla base di modelli di business esistenti. Se ci riesce, allora cambierà i settori dell’industria, uno alla volta. E’ già capitato nel settore retail, media, e nello stesso settore IT.  Il cambiamento arriverà probabilmente da aziende a noi vicine, e sarà davvero rapido! Questi cambiamenti dipendono ovviamente anche da considerazioni locali di tipo geo-politico e legali.

3. E’ questo l’anno del cloud ibrido?

Sì. L’IT è già una situazione di portfolio on-premise e off-premise, per quanto riguarda l’infrastruttura, le piattaforme o il software. Ciò a cui stiamo assistendo è la maturazione di uno scenario che consente alle organizzazioni di fare una scelta reale sul modo in cui impiegano e distribuiscono l’IT.

Dal punto di vista delle infrastrutture, una volta che separi le applicazioni dall’infrastruttura sottostante, attraverso la virtualizzazione a un livello dello stack o simili, puoi scegliere dove sistemare le applicazioni, come dare continuità al business attraverso il loro impiego, ecc. Questa è la premessa sottostante alla visione di Software Defined Data Center, come ho detto prima. Naturalmente lo sviluppo più importante è che una volta che hai separato le applicazioni, puoi scegliere dove eseguirle – nel tuo SDDC, cioè in un cloud privato, o in un cloud pubblico, attraverso il SDDC di VMware, con vCloud Air, e nei SDDC dei nostri partner service provider, attraverso il vCloud Air Network. Dal punto di vista VMware il nostro obiettivo è di consentire ai nostri clienti di sfruttare appieno le funzionalità del SDDC e del Cloud, come anche gli investimenti esistenti in tecnologia VMware e le persone con competenze VMware. Noi lo chiamiamo cloud ibrido, perché sfrutta i servizi cloud pubblici e privati. Stiamo introducendo sempre più location per vCloud Air ed espandendo l’ecosistema di partner vCloud Air Network, e credo che daremo ai nostri clienti un eccellente gamma di scelte, sempre più ampia.

4. Vivendo negli Stati Uniti, noti qualche differenza rispetto alle conversazioni che stai avendo con i clienti sulla trasformazione dell’IT, o sono pressoché simili?

Le conversazioni sono universali. Ciò che varia è il punto di partenza e di arrivo, che cambia a seconda dell’impresa, del settore e degli aspetti giuridici. Il cambiamento non è mai immediato, ma quando guarderemo indietro ce ne accorgeremo all’istante.

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