Il mercato del cloud è destinato all’anarchia?

September 20, 2017
Il mercato del cloud è destinato all’anarchia?

A cura di Alberto Bullani, Regional Manager VMware Italia

Il cloud ibrido è ormai entrato a far parte della strategia di molte aziende. Flessibilità, libertà di scelta: i vantaggi sono numerosi, ma il livello di complessità può rivelarsi incompatibile con l’agilità richiesta. Si tratta di una questione importante, che riguarda tutte le aziende e che è stato uno dei temi principali del VMworld Europe, che si è svolto la scorsa settimana a Barcellona.

Applicazioni native per il cloud: una forza trainante per l’economia aziendale. Innovazione: è questo il concetto che spinge le aziende a continuare a crescere in un mondo in cui il digitale ha aperto la strada a una concorrenza vivace e dinamica. Le aziende, che prestano grande attenzione a nuovi servizi e nuovi utilizzi, stanno diventando vere e proprie fabbriche di applicazioni. Si stima che, entro il 2020, il numero delle applicazioni esistenti raggiungerà il miliardo. Le applicazioni moderne si sono dovute adattare tenendo in considerazione cloud e mobility e vengono definite “La definizione dei criteri per la distribuzione di tali applicazioni tra cloud pubblici e un cloud privato spetta alle aziende, che sono sempre più orientate verso una combinazione dei due tipi di cloud, il cloud ibrido.

Il cloud ibrido non è sinonimo di anarchia. Lo scopo non è mettere a confronto il cloud privato con quello pubblico, poiché ognuno di essi è destinato a una posizione e a un uso specifici ed entrambi si completano per fornire l’agilità che le aziende desiderano, senza influire negativamente sui rispettivi requisiti. Secondo Gartner, entro il 2020 il 90% delle organizzazioni ricorrerà a infrastrutture ibride. Due terzi dei clienti VMware stanno già utilizzando i due cloud contemporaneamente e, in breve, il cloud ibrido diventerà sempre più multi-cloud. Dobbiamo quindi collaborare per ottenere una governance coordinata dei cloud, in modo da evitare l’anarchia. In un ambiente multi-cloud, una gestione coerente di costi, rischi, resilienza e sicurezza può rapidamente trasformarsi in un incubo. Una catena alberghiera internazionale che esegue l’hosting della propria applicazione per le prenotazioni a livello globale su vari cloud non sarà soddisfatta della diversità nei livelli di qualità del servizio a seconda del Paese.

Per assicurare la coerenza operativa, l’intero ecosistema deve collaborare. La ricchezza del cloud ibrido deve essere accompagnata da un livello di automazione che sia in grado di garantire un servizio coerente, in base alle varie esigenze delle applicazioni, su tutti i cloud che lo costituiscono. Il cloud pubblico rappresenterà sempre più un’estensione del cloud privato e dovrà essere trasparente per gli utenti. Questo potrà accadere solo se tutte le parti interessate che contribuiscono a formare l’ecosistema cloud saranno disposte a collaborare. Ad esempio, per garantire la continuità della sicurezza o la mobility delle applicazioni nell’ambito di un cloud ibrido è necessario che produttori di software, OEM (Original Equipment Manufacturer) e provider di servizi cloud stabiliscano partnership tecnologiche. I provider di servizi cloud sono consapevoli che il cloud ibrido è ormai una realtà e hanno quindi adeguato le proprie strategie collaborando a stretto contatto con publisher e produttori di computer, come dimostrato da AWS, Azure e IBM, ad esempio. Esiste ancora l’esigenza di garantire una maggiore trasparenza nel provisioning dei servizi e di continuare ad assicurare ai clienti la libertà di scelta su tempistiche e controllo per riequilibrare la scelta tra applicazioni su cloud pubblico e su cloud privato.

Il cloud è strategico. Il cloud racchiude molti aspetti essenziali per il futuro delle aziende. Ciononostante, occorre tenere presenti due elementi fondamentali:

  • Spetta a ognuna delle aziende definire la propria policy di idoneità per il cloud privato o pubblico, a seconda di criteri finanziari, tecnici e strategici specifici. La roadmap deve tenere in considerazione il patrimonio di applicazioni esistente e determinare quali non sono in grado di integrarsi nel cloud a causa di vincoli tecnici eccessivi.
  • Il passaggio al cloud non riguarda solo la tecnologia. È inoltre necessario trasformare il modo in cui i processi IT forniscono i servizi per le attività. L’ibridizzazione modifica l’ambito delle responsabilità senza necessariamente implicare una perdita di controllo sull’IT.

Il cloud è infatti in continua evoluzione e questi sviluppi sono essenziali per supportare l’innovazione e la digital transformation delle aziende. In questo senso, il VMworld Europe di Barcellona ha rappresentato anche quest’anno un’ottima opportunità per tenersi aggiornati sulle ultime novità e incontrare i nostri esperti.


 
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